Il settore automobilistico sta attraversando nel 2026 una fase di transizione normativa e tecnologica senza precedenti recenti. Tra l’entrata in vigore della norma Euro 7, l’inasprimento del malus ecologico in Francia e una quota di mercato dei veicoli elettrici che supera nuovi traguardi in Europa, i punti di riferimento abituali per acquirenti e costruttori stanno cambiando rapidamente.
Passaporto ambientale Euro 7: cosa impone la norma ai veicoli nuovi a partire da novembre 2026
I concorrenti coprono ampiamente i lanci di modelli e le classifiche di vendita. Un aspetto meno mediatico merita però un’attenzione particolare: il quadro normativo che ridefinisce ciò che un costruttore ha il diritto di vendere.
A partire dal 29 novembre 2026, ogni nuovo tipo di automobile privata o veicolo commerciale leggero omologato nell’Unione Europea dovrà dotarsi di un passaporto ambientale del veicolo. In concreto, un codice QR accessibile nell’abitacolo permetterà di consultare dati sulle emissioni reali e, per i modelli elettrici, sullo stato di salute della batteria di trazione.
I limiti di sostenibilità imposti dal regolamento (UE) 2024/1257 fissano un minimo del 80% di capacità della batteria dopo 5 anni o 100.000 km, e poi 72% dopo 8 anni o 160.000 km. Questi numeri non sono indicativi: condizionano l’omologazione. Un costruttore le cui batterie non rispettassero questi limiti non potrebbe semplicemente commercializzare il veicolo interessato.
Per il mercato dell’usato, le ricadute sono dirette. Il passaporto ambientale crea una tracciabilità che non esisteva, e che potrebbe modificare la percezione del valore residuo dei veicoli elettrici. I dati disponibili non permettono ancora di misurare l’impatto sui prezzi di rivendita, ma la trasparenza imposta da questo dispositivo ridistribuisce le carte tra costruttori virtuosi e assemblatori low-cost.
Per seguire queste evoluzioni nel corso dei mesi, le notizie su City Automobiles coprono regolarmente le implicazioni concrete di questi cambiamenti normativi per gli automobilisti.

Malus CO2 e malus massa in Francia: il doppio filtro del 2026
Dal 1° gennaio 2026, la definizione francese di “veicolo pulito” è passata a zero emissioni. Questo cambiamento di terminologia non è cosmetico: si accompagna a un inasprimento simultaneo del malus CO2 e del malus sul peso.
La soglia di attivazione del malus CO2 è stata abbassata a 108 g di CO2 per chilometro. Per quanto riguarda il peso, la soglia è fissata a 1.500 kg. Un SUV termico di segmento C, che spesso pesava appena sotto la vecchia soglia, si trova ora nella zona tassata. L’addizione dei due malus può rappresentare un sovrapprezzo significativo all’acquisto, il che orienta meccanicamente la domanda verso le motorizzazioni ibride o elettriche.
I costruttori europei stanno adattando le loro gamme di conseguenza. Renault, ad esempio, ha annunciato 19 novità previste entro il 2029, con una quota crescente di modelli elettrificati. La tendenza tocca anche i marchi premium: alleggerire un veicolo di alcune decine di chili può far spostare il suo malus da una fascia all’altra, il che spinge i centri di ricerca a rivedere le scelte di materiali ed equipaggiamenti.
Veicoli elettrici in Europa: superata la soglia di un’immatricolazione su quattro
Nel luglio 2026, la quota di mercato delle auto elettriche nuove ha superato il 25% delle immatricolazioni in Europa, sostenuta in particolare da Francia e Germania. Questa soglia simbolica nasconde realtà contrastanti a seconda dei paesi e dei segmenti.
Vari fattori spiegano questa progressione:
- Gli obiettivi CAFE (Corporate Average Fuel Economy) impongono ai costruttori medie di emissioni di flotta sempre più basse, il che li incoraggia a spingere le vendite di modelli a zero emissioni tramite sconti o offerte di finanziamento attraenti.
- La rete di colonnine di ricarica continua a densificarsi, anche se i feedback sul campo divergono sulla affidabilità e disponibilità reale dei punti di ricarica rapida in autostrada.
- L’arrivo di modelli elettrici a prezzi più accessibili, come la nuova Dacia Spring o i B-SUV cinesi (Leapmotor B03X, ad esempio), amplia la base di acquirenti potenziali.
Tuttavia, il mercato dell’usato elettrico invecchia più rapidamente del previsto. Le prime generazioni di veicoli elettrici, la cui autonomia reale è diminuita nel tempo, si trovano sul mercato secondario con forti svalutazioni. Il passaporto ambientale Euro 7 potrebbe, a lungo termine, chiarire questa situazione offrendo agli acquirenti dell’usato una diagnosi affidabile dello stato della batteria.

Costruttori cinesi sul mercato europeo: offensiva al Mondial de l’Auto 2026
Il Mondial de l’Auto di Parigi, previsto dal 12 al 18 ottobre 2026, illustra un cambiamento geografico nell’industria automobilistica. Secondo gli organizzatori, 20 marchi cinesi saranno presenti di fronte a 24 costruttori internazionali. Questa quasi parità sarebbe sembrata impensabile durante l’edizione 2022.
MG, BYD, Xpeng, Jaecoo e presto Geely appaiono ora regolarmente nelle classifiche mensili di immatricolazioni in Francia, accanto a marchi storici come Citroën o Hyundai. Leapmotor, tramite il suo avvicinamento a Stellantis, sta persino preparando la produzione di modelli sul suolo europeo.
La questione della fiducia rimane aperta. Le garanzie offerte da questi costruttori raggiungono spesso cinque anni o più, ma le reti di distribuzione e post-vendita rimangono meno ramificate rispetto a quelle dei marchi europei. La vera prova arriverà con i primi feedback su larga scala sulla affidabilità a medio termine e la disponibilità dei ricambi.
Ibrido ricaricabile o non ricaricabile: una scelta di motorizzazione che si complica
Di fronte all’inasprimento dei malus e all’aumento dell’elettrico, le motorizzazioni ibride occupano un ruolo di transizione. Il mercato propone tre tecnologie principali: micro-ibrido (MHEV), ibrido classico (HEV) e ibrido ricaricabile (PHEV). Ognuna risponde a un profilo d’uso diverso, tra percorsi urbani brevi e lunghi tragitti autostradali.
Il PHEV rimane il più versatile sulla carta, ma il suo vantaggio fiscale si è ridotto con la ridefinizione del veicolo pulito. Solo i veicoli a zero emissioni beneficiano ora del bonus ecologico, il che riposiziona il PHEV come un compromesso tecnico piuttosto che come una scelta fiscalmente ottimizzata.
Il 2026 segna un punto di inflessione in cui le scelte di acquisto automobilistico non si basano più solo sul design o sul prezzo di listino. Il quadro normativo, la trasparenza imposta da Euro 7 e la ricomposizione del panorama competitivo con l’arrivo massiccio di costruttori cinesi pesano tanto quanto le caratteristiche tecniche di un modello. I prossimi mesi, con il Mondial de l’Auto e l’entrata in applicazione effettiva del passaporto ambientale, porteranno risposte concrete sulla direzione che sta prendendo il mercato.



